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Un parco giochi, una panchina in mezzo al prato che racconta il susseguirsi dei giorni di quattro donne, di quattro mamme piene di gioia di vivere. Tutto cambia appena Desy, Tessa, Sophye e Val si …

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Serial Killers

Serial Killers Le “rivoluzioni colorate” sono uno strumento politico-economico per sovvertire le scelte di un popolo ed imporre un regime allineato alle indicazioni ed ai piani socipoplitici di una minoranza di esponenti di poteri, fondamentalmente egemonici, appartenenti al mondo della politica internazionale e del potere economico, particolarmente di tipo finanziario, di matrice e mentalità sovranazionale. Le rivoluzioni colorate vengono generalmente promosse attraverso un metodo standardizzato di propaganda, l’uso di brogli elettorali a favore della fazione “colorata” – mentre si accusa l’avversario di fare lo stesso – o tramite azioni volte a modificarne l’esito ormai consolidato di elezioni che non hanno portato ai risultati sperati; questa linea di azione è utilizzabile in caso di breve distacco numerico di voti, attraverso un movimento (astroturf) che coinvolge stampa, ONG private che sono filiazioni di altre organizzazioni generalmente residenti in nazioni diverse da quella “interessata”, finanziate o sostenute da qualche governo straniero o da associazioni non elette da nessun popolo. Queste ONG operano sempre secondo uno schema standard, in effetti è un “Modus Operandi” degno del peggior omicida seriale – e questo parallelo non è casuale, ed ha una chiara e lineare spiegazione che implica una breve, semplice analisi di manovratori che sono alle spalle delle ONG specializzate in sovversione. Mi permetto di tracciare uno schema di questo “Modus Operandi” delle rivoluzioni colrate. 1) Demonizzare i leader della fazione opposta o, in alternativa, distruggere la loro immagine, la loro autostima, la loro immagine pubblica e l’immagine dei loro sostenitori ed elettori, generalmente dipinti come venduti o ebeti plagiati. 2) Scegliere un leader che sia facilmente commercializzabile in termini elettorali, creare tutti i retroscena ed il background mediatico a supporto del candidato, fornire supporto di propaganda a mezzo stampa e internet. Pagare per un esercito di “attivisti volontari locali” attraverso ONG, eventualmente sostenere cittadini locali residenti all’estero e organizzati in raggruppamenti d’azione operanti sia in forma di associazioni politiche, sia, palesemente e non, come agentioperativi di propaganda tramite web. 3) Creare movimenti di opinione finalizzati alla distruzione dei risultati delle elezioni democratiche, se questi sono sfavorevoli: si noti che gli “osservatori” che dichiarano “truccate” le elezioni sono più o meno forniti dalle stesse organizzazioni che sostengono il candidato “colorato”. 4) Lanciare e sostenere una pubblica sfida alla volontà popolare (spesso bollata come populista) con movimenti di massa coordinati in manifestazioni pubbliche, dai “Flash Mob” alle manifestazioni di massa. Ottenere attraverso funzionari non eletti democraticamente (ordinamento giuridico) l’annullamento delle elezioni e la loro ripetizione, fino all’ottenimento del risultato voluto tramite brogli o semplicemente per stanchezza del corpo elettorale. 5) Installare al potere il “candidato scelto” e sostenerlo tramite pubbliche manifestazioni di apprezzamento da parte di leaders politici stranieri coordinati dalle ONG. 6) Attuare il saccheggio dell’economia e del tessuto produttivo del Paese. Acquisizione di attività produttive strategiche e di beni di valore attraverso programmi di privatizzazione, trasferimento di ricchezza e massimizzazione dei profitti a breve termine tramite leve finanziarie. 7) Applicazione della procedura fino all’esaurimento delle risorse della nazione controllata. Vedi Russia sotto Eltsin, Italia sotto Prodi e Monti, Georgia sotto Sakhasviili, Spagna sotto Zapatero e sotto il suo successore Rajoy, Grecia durante e dopo Papandreou fino ai giorni nostri, Ucraina sotto Tymoshenko, Stati Uniti sotto Obama. (Sì, alla fine ho detto il nome). 8) Tenete d’occhio i “nemici”, oppositori storici marginalizzati o nuovi potenziali candidati a leader, al fine di distruggere la loro immagine pubblica, erodere il loro sostegno popolare e la loro base elettorale, seminare dubbi sulla loro dedizione e sulla loro capacità di gestire il paese. Vedi Putin, Yanukovich, Viktor Orban, Geert Wilders, Lukashenko (che non è un gentiluomo, ma non è Stalin), Sarah Palin e molti altri. Ultimamente si è manifestata la “fase due”, ovvero, se non ci riesco con le buone, allora uso il pugno di ferro, metodo utilizzato con Gheddafi tramite attacco militare diretto, e con tutti i regimi nordafricani sottoposti a primavera araba. Ultimamente l’applicazione è in corso in Siria, parzialmente handicappata dal fatto che i veti russo-cinesi all’ONU hanno momentaneamente sospeso la licenza di uccidere, e notevolmente contrastata dall’efficienza in crescita dell’esercito Siriano e dalle notevoli capacità operative delle milizie Hezbollah. La verità è che questa rete transnazionale di organizzazioni, dietro alla facciata di promozione della democrazia e di cancellazione di “dittatori”, dietro i discorsi di “democrazia” e di “diritti umani” recitati dal pupazzo politico di turno, al di là della pretesa di promuovere e far crescere una società “aperta”, di creare nazioni migliori in un mondo migliore, sono un motore di corruzione, sono macchine micidiali che nel breve termine operano esclusivamente per lucrare profitti enormi creando le condizioni politiche ed economiche per acquisire a pochi soldi quello che può essere smantellato e rivenduto a un valore nettamente superiore, e, di conseguenza, cancellando la ricchezza costruita da interi paesi attraverso generazioni di investimenti, sforzi e progressi, attraverso generazioni di lavoro, lasciando nel loro percorso interi popoli e paesi in uno stato molto peggiore rispetto a quello in cui si trovavano nel periodo “pre-rivoluzione colorata” sia dal puntodi vista economico, che, soprattutto dal punto di vista umano, dato che nella scia di annientamento che questo nuovo ordine si lascia alle spalle, non c’è spazio per nessun futuro che non sia quello rigorosamente pianificato dai grandi burattinai: il futuro dei fittavoli. E la cosa più amara è che tutto questo avviene regolarmente con l’aiuto di rappresentanti locali, che nella migliore delle ipotesi, sono approfittatori qualificabili come “oligarchi” in tono minore, che sanno di essere qualcosa solo grazie alle protezioni transnazionali, in quella più comune e dolorosa si tratta di politici che, de facto, scelgono di macchiarsi del crimine più odioso che un un uopmo di governo possa compiere: il tradimento della Patria e del popolo he dovrebbe rappresentare. E gli organi dirigenti sovranazionali sono ancora peggiori: UE, ONU, FMI, Banca mondiale, tutti nominati, non eletti, comissari di dubbia autorevolezza e ancora più dubbia personalità che possono condizionare e ridisegnare la direzione delle politiche economiche ed estere, la struttura del diritto, e di conseguenza la applicazione (o la negazione) dei diritti in nazioni una volta libere. E questo la chiamano “democrazia”? osano chiamare questa democrazia? Hanno il coraggio di chiamare “libera, democratica e aperta” la società che è costruita solo per saccheggiare la ricchezza, distribuire miseria, e impartire ordini che, nella forma e nella sostanza, sono ukaze di un incontrollato dittatura sotterranea elitaria. Democratica? Nella loro percezione narcisistica del mondo in cui si percepiscono come gli unici illuminati in una massa di polvere al di sotto della definizione di umanità (perché così ci vedono), pensano a loro stessi come ad una aristocrazia, mentre in realtà sono la più pericolosa e insidiosa delle oligarchie, una oligarchia fatta di persone che non hanno mai prodotto un solo centesimo di ricchezza vera, una oligarchia che attraverso le menzogne, la propaganda e la pratica della “character assassination” individuale e collettiva sta uccidendo la libertà di pensiero, la libertà di opinione, la libertà di espressione, la proprietà privata e la libertà di impresa, tra tutte le altre libertà che stiamo perdendo, ma soprattutto, sta uccidendo il futuro.

Arena. Dei Duran Duran, e non solo.

Ho riascoltato Arena dei Duran Duran. Saranno stati una quindicina d’anni che non lo ascoltavo.

Quando uscì era un periodo bellissimo, avevo tipo diciotto anni, c’erano le Laverda 125, i boxer variopiniti di Mariner da DiscoSurf (c’era sempre la speranza di mostrarli a qualche ragazza in un momento di cedimento passionale), i libri erano di carta, dopo averli letti li mettevamo negli scaffali e ti lasciavano qualcosa, la musica si ascoltava con gli LP o col Walkman ed era bella, anche la musica pop commerciale.
Non c’erano i telefonini, quindi i genitori e i parenti sapevano tutti gli affari di tutti e andava bene così, e se dovevi fare una telefonata “riservata” la facevi col gettone alla cabina telefonica (ma tanto ti tanavano lo stesso); c’erano Craxi al governo, Reagan in America, Rambo al cinema, di riscaldamenteo globale non se ne parlava, il Toro correva in borsa, l’industria cresceva, facevamo le navi, i ponti, gli aeroplani, i reattori nucleari, le astronavi, i computer col 386, le Ferrari di Magnum P.I., l’€uro(delirio) era ancora una chimera nella mente di quei farabutti del Bilderberg, e i Russi erano sovietici ed erano l’ impero del male.
Era una vita che sapeva di coca-cola, di Ray-Ban, di bene e male chiari e distinti, di speranza, di estati calde: il passato era la Storia, il presente era una corsa su ali di fuoco e il futuro era un costellazione di speranze e di programmi pieni di luce.

Ora ho quarantasei anni, vogliono mandarci tutti in autobus e in auto elettrica, i centoventicinque a 2 tempi sono spariti, i boxer sono diventati molto più sobri (niente elefantini rosa o pesci pagliaccio bianchi e arancioni su sfondo indaco) e i ragzzi e le ragazze invece di pomiciare al cinema e approfittare dei fine settimana fuori dei genitori (che sapevano tutto) per fare all’amore si ubriacano come bestie e giocano ai videogames.
I libri ora li chiamano E-books, si leggono su un tablet, non occupano spazio e quindi non richiedono neanche una casa per tenercela, per viverci e per conservare le nostre cose, dato che ora la società deve essere “fluida e globalizzata” e non dobbiamo più mettere radici in un luogo che si chiama “Casa” insieme a una comunità che si chiama (chiamava…) “Famiglia”.
E per comunicare anche in famiglia invece di parlare ci si manda uno sms da una stanza all’altra dove si scrive “ke” invece di “che”, ma nessuno ha più niente da dire, nessuno insegna più e nessuno impara più.
Fuori fa un freddo cane ma si continua a piagnucolare sull’effetto serra, che ormai si sa che è una toppa clamorosa dell’IPCC (e si beccò oure il Nobel…, al governo ci sta un androide nettamente peggio di quelli di Blade Runner, in America c’è Obama che fa i discorsi e la Clinton che fa guerre e colpi di stato da tutte le parti e dopo sei mesi, invece della libertà ci sono gli integralisti islamici che invece della democrazia proclamano la sharia, la borsa è diventata il regno dell’aggiotaggio e dei derivati tossici, il Bilderberg ci ha tolto la democrazia e ci ha gassati a morte con l’€uro, l’industria è in vacca e non facciamo più niente, e l’unico politico internazionale che sembra avere un minimo di buon senso e di amor di patria è un russo, ortodosso ed ex direttore del KGB.

E’una vita frantumata, vissuta sulla difensiva, la storia la stanno riscrivendo o cancellando, il presente è un battaglia di posizione, in trincea, fatta di sacrifici, paura, rabbia, e ha un retrogusto di assenzio e disperazione.

E il futuro ce l’hanno rubato.

*

Salamina

Oggi è l’anniversario della Battaglia di Salamina. o perlomeno, è sicuro che fu combattuta nel tardo settembre del 480 A.C., e il 22 è abbastanza accreditato.

Potrei scrivere qualche riga, o parecchie, per esporre un riassunto degli eventi della battagli, elencare il numero di biremi e triremi impegnate nello scontro, ma fare lo storico per me è al massimo un interesse collaterale, non una professione, me la cavo quindi con un paio di link per chi vuole approfondire: oltre a Wikipedia, Battaglia di Salamina –  questo Arsbellica_Battaglia di Salamina è un articolo ben scritto, con alcune interpretazioni condivisibili e notizie collaterali interessanti.

Comunque, i motivi per cui scrivo, e per cui mantengo la memoria di questo evento, è l’enorme rilevanza che ebbe questo scontro nella storia.
Non facciamo finta di nulla, la nostra cultura, la nostra civiltà, l’essenza del nostro essere è fondata sul pensiero e sui concetti greci, essi ci hanno plasmato e hanno fatto di noi quello che siamo.

Prima dei Greci, il sapere era unico e codificato, le nozioni stabili, e quando qualcuno aveva una domanda andava dallo scriba, dal re o dal sacerdote per avere delle risposte, e le risposte erano  sempre quelle. Poi, nelle colonie greche della Ionia, qualcuno, un certo Talete di Mileto, ebbe un’idea di notevole successo e di importanza cardinale: davanti alle domande, cercò e legittimò il tentativo di dare risposte senza chiedere a qualcun’altro, ma pensando  alle risposte e discutendone la validità. In pratica, pose il concetto che le risposte alle domande ce le possiamo anche dare da soli, o comunque le possiamo cercare al di fuori dei canali tradizionali. Era nata la filosofia, ed era nata la libertà di pensiero. In effetti, sempre nella ionia, era stato espresso il concetto stesso, e la parola col significato semantico di Libertà come la intendiamo adesso. Prima che i Greci inventassero “Eleutherìa” – la Libertà – essa non esisteva.

Il mondo viveva secondo concetti diversi, secondo leggi diverse. Leggi scritte, leggi dettate. Eschilo, nella tragedia “I Persiani”, sottolinea una differenza essenziale fra i Greci e i barbari: quando viene chiesto chi fossero i Greci al messaggero che portava notizie della sconfitta di Maratona, egli rispose che “non obbedivano nè a re nè a tiranni, e che “si scrivevano da soli le loro leggi”. Non se le facevano imporre da un potere assoluto.
Nella società dell’epoca, con la lampante eccezione della cultura ellenica (e qualche barlume da altre parti del Mediterraneo, fra cui l’Italia, perché la rRepubblica Romana era già nata, all’epoca di Salamina), mancavano gli uomini liberi, perchè mancava la libertà.
C’erano gli schiavi, c’erano quelli che portavano armi, quelli che possedevano la terra, e quelli che comandavano, ma non avevano nenache il concetto della libertà comme la intendiamo oggi – e che nuovi satrapi vorrebbero sopprimere.

Un potere, uno stato transnazionale obbiettivamente civilizzato per gli standard dell’epoca, l’impero persiano, si era espanso fino a dominare l’asia minore, occupando progressivamente le colonie greche che non si assoggettavano spontaneamente. Quelli che avevano le loro leggi, i loro pensieri, la loro filosofia, la loro libertà. La penetrazione, l’espansione persiana verso occidente ebbe una prima battuta di arresto a Maratona, nella successiva guerra persiana, dopo il logoramento imposto alle Termopili e a Capo Artemisio, la spinta verso occidente, verso la Grecia, verso il resto del Mediterraneo dei Persiani fu fermata a Salamina. Fu fermata dagli ateniesi e dai loro alleati, fu fermata dalla strategia e dalla tattica di temistocle di Atene, fu fermata da ogni singolo marinaio, soldato, rematore o comandante greco delle navi schierate a Salamina.

Non c’erano schiavi ai remi delle navi ateniesi, marinai e rematori erano liberi cittadini, e ognuno di loro sapeva per che cosa combatteva: per la sua terra, per la sua famiglia, per la sua casa, per la sua città, e molto di più. Anche i più ignoranti fra gli equipaggi greci sapevano, magari per osmosi culturale, per sentore vago del quotidiano, che erano diversi da quelli che avevano di fronte.

Quello che i marinai greci difesero a Salamina era molto più grande di quello che Serse voleva conquistare, assistendo alla battaglia da un trono rialzato costruito per l’occasione su una collina sul Golfo di Salamina, come una tribuna d’onore di fronte allo spettacolo di una vittoria che non venne.

Loro volevano conquistare e assoggettare un’altra terra e degli altri popoli. I Greci difendevano il loro pensiero, la loro democrazia e la loro libertà.

Ed è esattamente quello che dovremmo difendere noi, oggi, qui e ora, contro i nuovi satrapi dei nuovi tiranni.

Eλευθερία!

*

Nigel Farage

Il video di denuncia di Nigel Farage.

E i nostri?

 

I nostri politici, i nostri giornalisti, sempre pronti a denunciare atteggiamenti “antidemocratici”, le voci del “politicamente corretto”, non dicono nulla?

Da quando è politicamente corretto cestinare un governo eletto dai cittadini e sostituirlo con un governo nominato fra non eletti, dopo una rapida serie di colloqui con ministri degli esteri e capi di governo di nazioni estere (per i quali il popolo italiano non ha sicuramente dato il prio voto), sentiti i rappresentanti di organizzazioni non governative anch’esse con sede all’estero?